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Maria Bologna
The Father – Il Padrino dei Padrini” ... finalmente la verità24/11/2009
Scritto dal giornalista e storiografo Vito Bruschini, il romanzo è ispirato a documenti segreti e fatti realmente accaduti. Uno spaccato di storia che, a partire dalle vicende del transatlantico francese NORMANDIE, arriva a 'COSA NOSTRA' , dal fascismo fino alle sanguinose vicende di cronaca legate alla mafia dei giorni nostri.
È un thriller di respiro epico ambientato negli anni della seconda guerra mondiale, tra la Sicilia e New York. Dalle Leggi razziali allo sbarco degli Alleati in Sicilia, racconta la scalata di un principe siciliano ai vertici di Cosa Nostra. Una storia vera, ispirata a un dossier segreto.
Ma come nasce l'idea? Lo abbiamo chiesto direttamente all'autore. "Prendendo spunto dalle dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso sulla “trattativa” con Cosa Nostra, dopo le stragi del ’92, facevo una riflessione. In pratica la strategia messa in atto un po’ grossolanamente da Riina e cioè dare il via a una stagione di stragi per ottenere dallo Stato alcuni “sconti”, secondo la lista del “papello” presentata dal figlio di Ciancimino, ricalca quasi fedelmente, ciò che avvenne nel ’42 tra Cosa Nostra e la procura di New York, in un passaggio raccontato in The Father. Nel porto di New York la mafia americana riuscì a far dirottare i sospetti degli attentati, su presunti sabotatori nazisti, così come con le stragi di Falcone e Borsellino la responsabilità fu addebitata alla presunta organizzazione eversiva delle Falangi Armate. Questo per offrire un paravento a Riina nella trattativa con lo Stato. E forse Riina, nell’escogitare questa strategia si sarà ispirato ai sabotaggi avvenuti a New York nel 1942?"
DOMANDA Qual'è stato il fatto storico che ha ispirato 'THE FATHER – IL PADRINO DEI PADRINI'?
"Era il 9 febbraio 1942 e nel porto di New York, sul transatlantico di nazionalità francese Normandie si sviluppò un incendio causato, secondo la versione ufficiale, dalla fiamma ossidrica di un operaio che stava lavorando alla sua manutenzione. Il Normandie all’epoca era considerato il più bel transatlantico del mondo, il più elegante e il più veloce, avendo già vinto due Nastri Azzurri nel 1935 e nel 1937. Il 29 agosto del 1939 era arrivato a New York, tre giorni prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Il Normandie, per non farlo cadere in mani naziste, fu requisito dagli americani. Per oltre due anni restò all’ormeggio del molo delle French Line, poi però il 7 dicembre 1941 la base navale di Pearl Harbor fu attaccata dai giapponesi e gli Stati Uniti entrarono in guerra portando sui campi di battaglia europei tutta la forza del loro potenziale bellico. Ciò stava a significare innanzitutto dover allestire una poderosa flotta mercantile per il trasporto delle merci. Gli americani iniziarono così a costruire una classe di navi che non ha l’eguale, per quantità, in tutta la storia della marineria: la classe Liberty. Anche il Normandie fu adocchiato dal Comando navale e si decise di trasformarlo in una nave da trasporto truppe. Al termine dei restauri avrebbe potuto portare oltre 10.000 soldati in un solo viaggio. Al transatlantico fu dato anche un secondo nome USS Lafayette. Ma i lavori non poterono essere portati a termine perché quell’incendio che si sviluppò a febbraio del 1942, fu fatale per la nave e le tonnellate d’acqua sparate dai pompieri per spengere le fiamme, la fecero inclinare da un lato. A quel tempo i principali giornali, come il New York Time, accusarono le autorità di negligenza, dovuta forse alla fretta nel realizzare la trasformazione. Poi, qualche giorno più tardi, qualcuno parlò di sabotaggi da parte di spie naziste. Il fatto ispirò anche Hitchcock che girò un film, I sabotatori (1942), ambientato però in un aeroporto. Le autorità catturarono cellule di presunte spie, ma i sabotaggi al porto continuarono incessantemente, provocando l’affondamento di centinaia di navi Liberty."
DOMANDA Torniamo alle vicende legate al transatlantico Normandie . Ancora oggi la versione ufficiale dell’incendio, fa riferimento a una disgrazia. E' davvero andata cosi'?
"La realtà è in un documento che è stato desecretato dal Dipartimento Usa alcuni anni fa e che ho avuto la possibilità di consultare. Il documento afferma che il Normandie e numerosi altri affondamenti delle Liberty nel porto di New York, sono stati causati non da spie naziste, bensì da Cosa Nostra per costringere la Procura di New York a incontrare il detenuto Lucky Luciano, l’unico in grado di far cessare i sabotaggi. Così infatti avvenne. Lucky doveva scontare una condanna a 50 anni di galera per sfruttamento della prostituzione. In cambio della promessa di far cessare i sabotaggi, il procuratore promise di rivedere la sua posizione, destinandolo nel frattempo a un carcere meno duro di quello di Dannemora. Appena un anno dopo questo accordo, l’ammiraglio a capo del Naval Intelligence e il procuratore, tornarono a chiedere a Lucky Luciano un altro favore: dare una mano allo sbarco degli Alleati in Sicilia, chiedendo alle popolazioni locali di appoggiare l’invasione e dove possibile di sabotare le postazioni naziste. Anche questa volta Luciano si prodigò per il Procuratore, ottenendo alla fine della guerra la libertà e anche la “medaglia d’onore” del Congresso." Questa storia è l’antefatto che ha ispirato The Father.
DOMANDA Hai quindi provato ad immaginare chi potesse essere l’affiliato della famiglia Genovese, così geniale da mettere in piedi una strategia tanto complessa e a lunga scadenza.
"Esatto! Non si è mai saputo chi fosse in realtà il mafioso che escogitò i sabotaggi al Normandie e agli altri navigli Liberty. Gli ho dato un volto e un’anima, nel personaggio del principe Licata. Sufficientemente colto e altrettanto spietato nel mettere in pratica le proprie strategie. Il principe Licata, all’inizio degli anni ’20, partecipò alla fondazione della prima vera struttura organizzata della mafia in Sicilia. Per esemplificare al massimo, fino a quel momento (siamo negli anni del cosiddetto “Biennio rosso”) la mafia, nello strato sociale dell’epoca, era una forma di cultura di classe. Soltanto la paura di quello che venne definito “Vento del Nord”, cioè delle sommosse operaie socialiste nelle industrie settentrionali e il malcontento delle popolazione, spinse gli Agrari, cioè i grandi latifondisti siciliani, a unirsi e a sostenere i loro gabellotti, per fare fronte contro le nuove idee che avanzavano minacciando il loro potere. Il romanzo dunque ripropone, con un altro punto di vista, la nascita della struttura mafiosa che poi il fascismo, con il prefetto Mori, riuscirà a reprimere mandando al confino numerosi padrini. Ma è anche l'occasione per raccontare l’instaurazione in Sicilia della nuova mafia, propiziata dagli americani che, per l’invasione dell’isola il 10 luglio del 1943, non ebbero scrupoli a chiedere aiuto ai boss newyorchesi, in particolare a Lucky Luciano, che stava scontando nel carcere duro di Dannemora una pena di 50 anni per sfruttamento della prostituzione. Nella loro avanzata nell’isola, il Comando militare Usa nominò sindaci e amministratori locali i capi mafia che si erano distinti per essere stati perseguitati dal fascismo, favorendo così, non si sa quanto incoscientemente, il nuovo fenomeno mafioso." “The Father” di Vito Bruschini è quindi quello che si definisce comunemente 'racconto epico e corale' di alcuni anni fondamentali della storia d’Italia, dei quali ancora adesso ne stiamo subendo le conseguenze. E, dulcis in fundo, da questa storia il regista Alessandro D’Alatri realizzerà un film con una produzione americana. Il film si preannuncia come un vero colossal, per budget e presenza di attori di fama internazionale. In attesa del film, per ora si può solo leggere il romanzo. Maria Bologna, le 25/11/2009
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